Associazione Progetto Firenze

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Questa è la pagina dell’associazione Progetto Firenze, nata con l'obiettivo di dar voce ai residenti espulsi dalla città turistificata, senza la pretesa di rappresentarli.

19/06/2026

Non sapremmo dirlo con maggior chiarezza e bellezza di quella usata da Riabitiamoroma

🏘 La Puglia vuole fermare l'overtourism: approvato il DDL sugli affitti brevi.

🔴 La Giunta regionale ha approvato un disegno di legge che darà ai Comuni ad alta densità turistica il potere di limitare le nuove locazioni brevi nelle proprie zone residenziali.
Il perché è nei numeri: oggi in Puglia ci sono 44.883 immobili attivi su piattaforme come Airbnb, che rappresentano il 18,7% degli arrivi turistici totali - con una crescita del 27,7% rispetto al 2024. Una crescita che rischia di "espellere" i residenti dai centri storici.
Il DDL in 9 articoli non vieta il turismo, ma offre strumenti per regolarlo;
✔️ i Comuni zone e limiti numerici alle nuove aperture
✔️ vengono tutelate le attività già in essere
✔️ si punta a riequilibrare il mercato residenziale. "Non c'è logica punitiva - ha spiegato il Presidente della Regione - vogliamo che i Comuni governino il fenomeno, non che lo blocchino".

Il testo passa ora al Consiglio regionale per l'approvazione definitiva.

Fonte: Press Regione Puglia, 19 maggio 2026.

Associazione Progetto Firenze e SPC: "Sollicciano sotto sequestro: la magistratura certifica ciò che la politica ha rifiutato di vedere" | Città di Firenze 16/06/2026

Associazione Progetto Firenze e SPC: "Sollicciano sotto sequestro: la magistratura certifica ciò che la politica ha rifiutato di vedere"
"Sette sezioni sigillate per violazione delle norme su salute e sicurezza. Non è un imprevisto, avevamo chiesto alla Sindaca di agire"
Queste le dichiarazioni di Massimo Lensi – Associazione Progetto Firenze, Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune e Giulia Marmo - Sinistra Progetto Comune Quartiere 4
"Il Gip del Tribunale di Firenze ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni della Casa Circondariale di Sollicciano (le sezioni 1, 2 e 7 del reparto giudiziario maschile, le sezioni 9, 10 e 12 del penale maschile e la sezione Accoglienza) per reati contravvenzionali legati alla violazione delle norme su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (artt. 63, 64 e 80 del decreto legislativo 81/2008): pulizia dei locali di lavoro, abitabilità dei dormitori, impiantistica elettrica. L'inchiesta della Procura, condotta con Squadra Mobile, ASL e Guardia di finanza, muove dalle segnalazioni che le stesse persone detenute hanno presentato ai magistrati di sorveglianza. È bene ricordarlo: a far emergere la verità sono stati i soggetti più deboli del sistema, non chi avrebbe avuto il dovere di prevenire.
Lo avevamo scritto insieme mesi fa: le alternative esistono e sono note da tempo. Trovano fondamento nel principio del diritto penale minimo e nell'articolo 27 della Costituzione, che lega la pena alla funzione rieducativa. La carcerazione strutturale, oltre una certa soglia, produce effetti controproducenti: indebolisce le garanzie, alimenta l'inflazione punitiva, trasforma l'istituto penitenziario nella discarica sociale in cui rinchiudere chi la società non intercetta altrove — persone con dipendenze, con problemi psichiatrici che starebbero più propriamente in strutture intermedie o di altro tipo. Il sequestro di oggi è la traduzione giudiziaria di questo fallimento.
Non possiamo accettare la cornice con cui il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria prova a ridimensionare l'accaduto. Il Dap parla di «lavori di riqualificazione in atto», dei 9 milioni di euro stanziati con la legge di bilancio 2025 e dell'aggiudicazione della progettazione del 15 maggio scorso, e presenta il trasferimento dei detenuti come un passaggio della propria programmazione. Ma l'ordine dei fatti è inverso: non è la riqualificazione ad aver prodotto il sequestro, è il sequestro a rendere quei reparti inutilizzabili. Spacciare per manutenzione ordinaria la conseguenza di un provvedimento penale significa rimuovere anni di rinvii. E se quelle risorse erano disponibili, resta la domanda: perché si è atteso un'ordinanza del Tribunale per attivarle?
C'è poi il nodo che torniamo a porre. La soluzione non è l'edilizia carceraria, tanto meno nelle forme del cosiddetto «carcere volano», che introduce in modo surrettizio elementi di privatizzazione dell'esecuzione penale difficilmente conciliabili con l'articolo 27. La strada è opposta: decarcerazione, pene realmente alternative, attivazione di tutti i percorsi previsti dall'ordinamento, riduzione della popolazione detenuta senza che ciò si traduca in minori stanziamenti. Il trasferimento delle persone detenute disposto dopo il sequestro è il rovescio di quanto chiedevamo da tempo: governare per tempo l'inagibilità avrebbe evitato che fosse un sigillo penale a imporre lo svuotamento.
Sollicciano è parte del Comune di Firenze. La salute e l'incolumità di chi vi è detenuto e di chi vi lavora rientrano nelle competenze della Sindaca Sara Funaro, che ha il dovere di farsene carico e non può limitarsi a registrare ciò che decide la magistratura. Continueremo a chiederlo, dentro e fuori da Palazzo Vecchio: oltre Sollicciano, oltre l'idea che il carcere sia ancora la risposta principale". (fdr)

Associazione Progetto Firenze e SPC: "Sollicciano sotto sequestro: la magistratura certifica ciò che la politica ha rifiutato di vedere" | Città di Firenze Associazione Progetto Firenze e SPC: "Sollicciano sotto sequestro: la magistratura certifica ciò che la politica ha rifiutato di vedere"Dettagli"Sette sezioni sigillate per violazione delle norme su salute e sicurezza. Non è un imprevisto, avevamo chiesto alla Sindaca di agire"Data:16 Giugno 2026T...

11/06/2026

In questa intervista ad Antigene, pubblicata qualche settimana fa, la professoressa Bonora spiega la privatizzazione della città e "... ricostruisce una traiettoria lunga, in cui la città perde pezzi non per sottrazione improvvisa, ma per adattamento continuo. Ogni concessione è minima, ogni deroga giustificata, ogni occupazione temporanea. Poi, a un certo punto, la somma smette di essere invisibile. E diventa paesaggio.

In questo senso, la regolazione pubblica non appare come argine, ma come infrastruttura del processo. Le norme non interrompono la trasformazione, la rendono ordinata, legittima, persino desiderabile.
È qui che il conflitto si sposta: non più tra legalità e abuso, ma tra diversi modi di intendere la città. Eppure, proprio dentro questo scenario, emerge una domanda politica che non può essere rimossa: che cosa resta dello spazio pubblico come spazio di diritto? Che margine c’è per immaginare usi non mercificati, forme di presenza non condizionate, possibilità di stare che non passino dal consumo?..."

08/06/2026

🏘️ Bari non è un albergo: le città non sono parchi a tema per pochi ma devono rispondere ai bisogni di chi vive, studia, lavora. Le dichiarazioni dell'imprenditore Francesco Grillo hanno il merito di chiarire definitivamente l'impostazione di una certa piccola parte di grandi proprietari cittadini: raccontano una visione di città divisa in base al reddito, da una parte chi può permettersi di abitare le aree più servite e centrali, dall'altra chi viene progressivamente allontanato.

I numeri confermano che il problema esiste e va affrontato. Tra il 2017 e il 2024 gli annunci Airbnb a Bari sono cresciuti del 235%, sono sempre più le grandi concentrazioni di appartamenti gestite da poche persone, mentre il giro d'affari del settore è passato da 4,7 a quasi 54 milioni di euro.

Nello stesso periodo Bari è diventata la città universitaria italiana con il maggiore aumento del costo degli affitti: una stanza singola è passata da 263 euro nel 2020 a 419 euro nel 2026 (+60%). Mentre cresce la concentrazione di appartamenti nelle mani di grandi operatori, diminuiscono le case disponibili per studenti, lavoratori, giovani coppie e famiglie.

La proposta di legge regionale sugli affitti brevi va nella direzione corretta ma ora serve che il Comune di Bari si prepari subito a predisporre un regolamento che limiti nuove autorizzazioni nelle aree più sotto pressione, a partire da Bari Vecchia, Murat e dai quartieri centrali. Sul Piano Casa del Governo nazionale, invece, assistiamo ancora soprattutto a nomine, strutture commissariali e consulenze, mentre famiglie, studenti e lavoratori continuano a scontrarsi ogni giorno con un mercato fuori controllo. Non servono a nulla annunci roboanti e spot propagandistici: ciò che necessitiamo è di una strategia nazionale sull'abitare, capace di rilanciare l'espansione dell'edilizia pubblica e di affrontare l'emergenza con investimenti e riforme strutturali sulla leva fiscale e sulla valorizzazione a beneficio collettivo dell’abitazione privata. Il rischio è lasciare il campo libero alla rendita e alla speculazione.

La casa è un diritto da garantire, una grande questione sociale e del lavoro e - per chi lavora - anche un veicolo industriale. Perché una città che non può più essere abitata da chi la studia e da chi la lavora è una città che rischia di perdere la propria identità, la propria coesione sociale, il proprio presente e futuro.

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07/06/2026
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