30/11/2016
Con oggi vi saluto, il nostro mese è passato.
E posso finalmente svelarvi il progetto Firenze Smart Place che mi son trovato ad animare insieme ad altri..
Un esperimento che mi ha fatto sentire “moderno” nonostante i miei anni, dove storie e luoghi si sono legati e hanno preso vita dentro i social per poi uscire fuori ed esser vissute realmente!
Torno a rimirare Firenze..
vi lascio l’ultimo indizio per scoprire il mondo Smart Place.
www.csl.unifi.it
29/11/2016
“Sembra Venezia!”
L’ironia di un film è stata una realtà per Firenze nei giorni dell’alluvione, e non solo.
L’ho visto bene da quassù il piccolo esercito di bagnini arrivati da Viareggio!
Prima si erano fermati a Poggio a Caiano, dove l’acqua era arrivata ai secondi piani delle case, per mettere in salvo intere famiglie grazie ai loro patini. Ma anche per distribuire generi alimentari, candele, medicinali.
Già perché i bagnini, abituati ad aver a che fare con l’acqua, avevano capito subito che l’unico mezzo per muoversi agilmente in spazi stretti era il patino! Una ventina caricati in fretta e furia sui camion se ne erano portati dietro..
Furono chiamati anche a Firenze a dare una mano, e li vedevo muoversi per le vie della città come i gondolieri per i canali veneziani..
[photo credit: Gustavo Rindi]
27/11/2016
Non solo Firenze, tutta la Toscana era in ginocchio. Mi giungevano notizie dalla Maremma, con l’Ombrone straripato, dalla provincia di Pisa. A Pontedera a rompere gli argini per primo fu l’Era. Anche qui quel 4 novembre, giorno di festa, l’allarme fu dato dopo molte ore quando ormai le acque stavano per invadere la città, la sua piazza principale, le strade, le fabbriche. La Piaggio fu salvata dai suoi stessi operai, veri angeli del fango in tuta blu, che protessero e ripulirono i macchinari. I lavori ripresero già il mese successivo.
26/11/2016
Le chiamano date “maledette” di Firenze..e voi sapete a cosa mi riferisco?
Pensate, per tre volte, nel 1333, nel 1844 e nel 1966, tra il 3 e il 4 novembre l’Arno ha “dato di fuori” a causa di tremendi nubifragi! Coincidenze che fan tremare un po’!
Non le ho potute osservare tutte, ancora non ero quassù, ma so bene che di piene Firenze ne ha subite ben 56, con danni ingenti e alcune volte, ahimè, catastrofici.
[photo credit: Elena Bossio]
25/11/2016
Un progetto rivolto alle scuole e agli studenti per conoscere, ricordare, testimoniare, divulgare, raccontare.
Perchè la storia della nostra città è la storia di tutti noi.
Non lasciate che un’ondata se la porti via!
Sezione EDU, per le scuole di Firenze (e non solo) | Firenze SmartPlace
All’interno del network Smart Place saremo lieti di ospitare i contenuti delle scuole che intendono partecipare al progetto: storie prodotte a partire dal lavoro di gruppo di una classe.
23/11/2016
Erano dentro a una serra e stavano morendo di freddo..
No non erano persone, o animali.
Erano delle orchidee.
E Ferruccio Capecchi volle provare a salvarle.
Né persone, né opere d’arte, ma... delle orchidee | Firenze SmartPlace
C’è un aneddoto che lega le orchidee alle vicende dell’alluvione di Firenze del 1966.
22/11/2016
Vidi a un certo punto, sui tetti, tanti uomini con le divise bianche e nere. Erano i detenuti delle carceri fiorentine. Alcuni colsero l’occasione per fuggire,ma molti, la maggioranza invero, rientrarono; tanti trovarono accoglienza ai piani alti delle abitazioni, dove le persone misero da parte la diffidenza e li fecero entrare. Tensione, paura ma anche solidarietà caratterizzarono quei momenti, lasciando un segno indelebile nella storia di Firenze.
Il 4 Novembre la piena dell’Arno sommerse anche l’ormai ex Istituto Penitenziario delle Murate. Alle 12:00 il primo piano era ormai del tutto allagato: la tensione tra i detenuti e le guardie era altissima. Il maresciallo infatti, nonostante la difficile e pericolosa situazione, non aveva ancora dato l’ordine di aprire le porte delle celle per permettere ai detenuti di mettersi in salvo.
Le urla, la ribellione dei carcerati e il buon senso dei secondini, però, fecero in modo che le celle venissero aperte. Come prevedibile, in molti evasero - anche se poi furono quasi tutti riconsegnati alla giustizia - mentre altri cercarono la salvezza rifugiandosi sulle mura del complesso penitenziario.
21/11/2016
“Il mondo sta per perdere una delle sue gemme”: la BBC interrompeva le trasmissioni lanciando il tragico allarme. L’emittente britannica, quel 4 novembre, fu la prima a mostrare le immagini della città medicea in ginocchio, devastata dal fango. A seguire furono le televisioni americane: così, mentre a Roma ancora non avevano chiara l’entità del disastro, l’alluvione di Firenze cominciava a fare il giro del mondo.
19/11/2016
Ora c’è chi ne chiede una statua, con una petizione.
Quel 5 novembre del ‘66 lo ritrovarono ca****re dopo che il Mugnone, il giorno precedente, aveva invaso il parco delle Cascine. Canapone, il ca****lo del Piccolo Zoo, non riuscì a resistere ad acqua e fango, e morì annegato.
In pochi, tra gli animali dello zoo, si salvarono dall’alluvione.
Stessa terribile sorte anche per molti cavalli dell’ippodromo. Mi ricordo ancora il fumo, che saliva da lontano: le loro carcasse vennero bruciate per evitare un’epidemia.
18/11/2016
“Durasse l’Arno a farci questi dispetti perché è in questi momenti che i fiorentini si vogliono bene tra loro..”
Sono le parole di un funzionario comunale raccontate da Indro Montanelli, Uno sguardo sprezzante e disincantato sui drammatici giorni dell’alluvione, ma non l’unico.
La piena, quel 4 novembre, portò a galla anche vizi e virtù dei fiorentini….
Firenze Smart Place (@firenze.smartplace) • Instagram photos and videos
Un progetto del Communication Strategies Lab. Storie, aneddoti e curiosità geolocalizzati in città.
17/11/2016
Lo hanno definito la vittima più illustre dell’alluvione. Di certo è diventato un simbolo della devastazione del patrimonio artistico fiorentino. Il Cristo del Cimabue, sommerso dall’onda nera che si abbattè su Santa Croce, fracassato in più punti,impregnato di fango fin nel profondo, fu salvato in extremis.
L'alluvione aveva lasciato intatto solo il 30% della pittura del Crocifisso del Cimabue.
Come intervenire?
Si pensò subito a due soluzioni: relegarlo in un deposito, oppure farne una copia identica.
L'espressività e la potenza dei colori, però, aiutarono i restauratori a trovarne una terza. Si decise, infatti, di intervenire facendo una “astrazione cromatica': utilizzare brevi pennellate che ricostruirono l’opera intera.
[photo credit: Opera di Santa Croce]
15/11/2016
Lo vedete il Museo Galileo quasi di fronte a me?
Lì, in Piazza dei Giudici..
Ci viene in mente sempre la Biblioteca Nazionale quando ricordiamo la notte in cui la spalletta dei Cavalleggeri ha ceduto, ma anche Palazzo Castellani, che in quegli anni ospitava l'Istituto e Museo di Storia della Scienza, è stato colpito dalla violenza delle acque.
La fortuna fu che la parte più antica delle collezioni, che comprendeva i cimeli galileiani, era esposta al primo piano, ma anche che direttrice del Museo in quel periodo fosse Maria Luisa Righini Bonelli.
Le cronache ancora ricordano che la Bonelli si arrampicò sui cornicioni del Palazzo per trasferire alcuni oggetti alla Galleria degli Uffizi, attraverso il passaggio sopraelevato che li collegava!
Una studiosa appassionata, con una sensibilità che andava oltre la scienza.
[photo credit: Archivi Alinari]