13/06/2026
Venezia, 13 giugno 1921; centocinque anni fa la storica città dei dogi conta intorno ai 170mila abitanti, dunque (a differenza di oggi) rappresenta uno dei maggiori agglomerati italiani dell’epoca. E come negli altri grandi centri, le sue calli, i canali e i “campi”, cioè le piazze, vengono percorsi dalle squadre fasciste, che però quella notte perdono due loro maneschi affiliati.
Vediamo subito chi erano e cosa facevano questi due camerati, anche per inquadrare il clima preoccupante che si respira a Venezia nel 1921, in particolare intorno alla metà del mese di giugno. La premessa permetterà pure di capire meglio la vicenda di un grosso personaggio del quale parleremo a breve.
I caduti odierni sono Spartaco Bello, 25 anni, triestino, ex ardito del Piave, un combattente dunque, adesso esperto squadrista, e Luigi Cattelan, 19 anni, che a differenza del primo non ha partecipato alla recente Grande Guerra perché troppo giovane. Cattelan inoltre è stato in passato un acceso socialista prima, e comunista poi, ma nei giorni scorsi ha cambiato casacca, radicalmente; si è iscritto al Fascio di combattimento di Venezia ma nessuno ancora lo sa, o almeno lui lo crede.
Pare invece che un suo ex compagno, saputo del “tradimento”, questa notte ci abbia litigato e gli abbia sparato ferendolo, ma è un’ipotesi. Fatto sta che il nome del presunto feritore di Cattelan verrà estorto dalle camicie nere ad un paio di oppositori, sequestrandoli nella sede del Fascio e torturandoli, ma non è noto cosa succederà all’ipotetico sparatore. Sappiamo invece che il giovane Cattelan si spegnerà il 17 giugno 1921; tempo dopo comparirà nella lista dei “martiri” per la causa del fascismo.
Anche il guerriero defunto nelle ultime ore, Spartaco Bello, si trova da solo e probabilmente ha bevuto, quando, imboccando un ponte, incrocia un paio di ferrovieri fuori servizio. Per sua sfortuna i due riconoscono nel fascista triestino uno dei criminali che il giorno prima in calle Priuli hanno ucciso un loro collega, il sindacalista Giovanni Vallini, capotreno socialista, durante una distruttiva invasione del Circolo ferrovieri.
La coppia di ferrovieri vendica il collega picchiando Spartaco Bello con alcune sedie trovate lì vicino, fino ad ucciderlo. Alcune settimane più tardi una nuova squadraccia sarà battezzata con nome e cognome del fascista, e la comanderà una giovanissima camicia nera, Raffaele Vicentini, 18 anni, udinese, che in questi giorni è intanto alla guida della “Ardita”; lo stesso Vicentini viene accusato di avere diretto l’assassinio del predetto capotreno Vallini, però sarà prosciolto.
Nella giornata successiva, 14 giugno 1921, una prima rappresaglia per i caduti Cattelan e Bello si dispiega nel Ghetto vecchio di Venezia dove è in corso una manifestazione democratica che viene dispersa da dozzine di camicie nere. Oltre al giovane caposquadra Raffaele Vicentini predetto, durante la settimana di violenze provocate centocinque anni orsono a Venezia dal fascismo, un altro squadrista friulano si mette in luce: Gino Covre (nella foto)
Classe 1890, nato e cresciuto nell’attuale provincia di Pordenone, il ragionier Covre ha un passato di socialista ma prima della guerra, in seguito alla quale si era spacciato per tenente degli arditi e decorato, anche se molti dubitavano della sua reale partecipazione a battaglie. Fascista poi, in maggio 1921 diventava segretario del movimento in camicia nera a Udine.
Dopo le elezioni politiche del 15 maggio 1921 nelle quali la lista dei Fasci di combattimento in Friuli aveva raccolto pochi voti, gli squadristi di Covre, furiosi per il misero risultato, scatenavano criminali rappresaglie con almeno tre antifascisti uccisi. In centro a Udine il 16 maggio gli stessi bruciavano la sede e la tipografia del periodico del Partito popolare.
L’inclinazione violenta di Covre spaventava perfino i dirigenti udinesi del movimento di Mussolini, i quali decidevano di silurarlo. Ma c’è già chi lo ha notato e ne apprezza le caratteristiche di spietato prevaricatore; si tratta dell’avvocato Piero Marsich, numero uno del fascio di Venezia, che all’inizio del mese successivo lo recluta.
Covre infatti il 15 giugno 1921 guida l’assalto al carcere lagunare di San Zaccaria per fare evadere, riuscendoci, tre camicie nere assassine; un passante resta ucciso a causa degli scontri fra squadristi e agenti. Dopo il 22 giugno 1921, e dopo aver causato cinque morti in una settimana durante la serie di azioni per le quali Covre ufficialmente è ora ricercato, le squadracce forestiere da lui organizzate lasceranno in pace Venezia per organizzare in segreto qualcosa di clamoroso.
Infatti venti giorni più tardi il comandante friulano, sempre istigato da Marsich, coordinerà con altri caporioni le circa duemila camicie nere che, con un blitz a sorpresa e dalle caratteristiche militari, occuperanno Treviso, roccaforte repubblicana, dove si conteranno ingentissimi danni e dozzine di antifascisti pestati. L’occupazione, durata meno di 48 ore, troverà le scarse forze dell’ordine impreparate a reprimerla.
Nell’agosto del 1921 alcuni deputati fascisti firmeranno un “patto di pacificazione” con colleghi di vari partiti, incluso quello socialista; servirà ad evitare una possibile emarginazione politica di Mussolini e dei suoi fuorilegge dopo una serie di stragi, e di invasioni di città, come a Treviso, compiute da questi ultimi. L’estremista Covre, contrario a tale accordo come del resto la maggioranza della base fascista, sarà espulso anche dal Fascio di combattimento di Venezia.
Fonderà cosi una sua squadraccia, “I Cavalieri della morte”, diramazione dell’omonimo battaglione triestino di fascisti trovatisi in disaccordo con la dirigenza e i parlamentari del movimento. Col nome che è tutto un programma, la sua nuova formazione il 17 settembre 1921 picchierà a sangue un deputato, l’onorevole Girolamo Li Causi, che è pure il segretario socialista di Venezia.
Nei mesi seguenti la banda di Covre commetterà plurime violenze nella città e sulla terraferma; a metà novembre spiccano le distruzioni della sede veneziana degli Arditi del popolo, del Circolo israelita, e della sezione “Jean Jaurès” del partito socialista. Nel gennaio 1922 il comandante Covre comparirà in tribunale accusato per i crimini del giugno 1921 a Venezia, compresa l’evasione di tre fascisti dal carcere, ma verrà assolto e portato fuori in trionfo dai suoi miliziani.
Dei Cavalieri della morte se ne tornerà a parlare a livello nazionale l’8 giugno 1922; un membro del gruppo di Covre, un tale Cancellada, 19 anni e già padre di una bambina, perderà la vita aggredendo una guardia regia durante un battibecco da osteria. La rabbia della banda paramilitare di Covre, e la complessa liturgia di tutto il movimento fascista per onorare il defunto -compreso il truce rito del “presente!” ripetuto più volte- bloccheranno il centro di Venezia per un paio di giorni.
Benché il lutto cittadino non sarà proclamato, i fascisti imporranno ugualmente la chiusura dei negozi e il fermo di ogni attività, sia subito dopo la morte di Cancellada, sia durante le interminabili esequie iniziate dalla camera ardente presso la sede del fascio (il ca****re era stato trafugato in precedenza dall’obitorio dopo uno scontro fra camicie nere e guardie regie) e proseguite con una messa solenne e, ore dopo, con la sepoltura. Esasperato, il prefetto decreterà lo scioglimento dei “Cavalieri della morte”.
La preparazione della marcia su Roma (28-31 ottobre 1922), e il rafforzamento del nuovo regime in camicia nera che sarà necessario in seguito, avranno bisogno anche di “spostati”, criminali comuni e altri espulsi dal partito fascista, come Covre appunto, che verrà riammesso nei ranghi dello squadrismo ufficiale ma senza quella visibilità ottenuta negli anni precedenti. Infatti di lui non si avranno più notizie fino al 1944.
In quel drammatico anno Gino Covre riapparirà a capo di un reparto repressivo della Repubblica Sociale Italiana operante nelle province venete, e implicato pure in estorsioni, gravissimi reati sui civili, o pagato per dirimere questioni private. Covre, a differenza di quanto si è sempre creduto, non sarà giustiziato negli ultimi giorni di guerra dai partigiani ma si spegnerà per un tumore in ospedale a Padova alla fine dell’aprile 1945.
(scritto di Roberto Neri; fonti principali sono i quotidiani dell’epoca, e la scheda su Covre curata da C. Corazza e inserita il 1 novembre 2016 nel “Dizionario biografico dei friuliani”; foto dall’articolo “Aspettando la rivoluzione: Venezia, estate del 1922, parte terza” pubblicato da G. Reale nel blog “EreticaMente” il 20 aprile 2022, e che fornisce anche notizie per questo testo)