16/06/2026
MIO FIGLIO MI HA DETTO: “PAPÀ, IO ME NE VADO.”
Non all’estero.
Non domani.
Prima ancora.
Con la testa.
FORSE, Perché vede suo padre alzarsi per primo e andare a dormire per ultimo.
Forse, Perché vede preoccupazioni, tasse, contributi, scadenze, burocrazia e responsabilità.
O Perché vede sacrifici.?
E allora sceglie un’altra strada.
Mi chiedo:
stiamo costruendo un Paese in cui i figli vogliono seguire le orme dei genitori…
oppure un Paese da cui vogliono prendere le distanze?
15/06/2026
MI CHIAMO MARCO RINALDI. HO UN’AZIENDA DI IMPIANTI ELETTRICI. E MIO FIGLIO NON VUOLE CONTINUARLA.
Ho 58 anni.
Trent’anni fa ho aperto una piccola impresa di impianti elettrici.
Sono partito con un furgone usato, una scala e tanta voglia di lavorare.
Ho rinunciato a ferie, domeniche e serate con la famiglia.
L’ho fatto perché pensavo che un giorno avrei lasciato qualcosa a mio figlio.
Oggi mio figlio ha 27 anni.
Lavora come dipendente in una grande azienda.
L’altro giorno gli ho chiesto:
“Perché non vieni a lavorare con me?”
Mi ha risposto:
“Papà, ti vedo uscire prima di tutti e tornare dopo tutti.
Ti vedo rispondere al telefono anche la sera.
Ti vedo preoccupato per clienti, dipendenti, tasse, contributi, scadenze e burocrazia.
Hai costruito una bella azienda.
Ma io quella vita non la voglio.”
Non stava rifiutando la mia impresa.
Stava rifiutando il sacrificio che vede ogni giorno nei miei occhi.
E allora mi chiedo:
quante attività chiuderanno nei prossimi anni non perché mancano i clienti, ma perché mancano i figli disposti a raccogliere il testimone?
E VOI?
Che attività avete? I vostri figli vorrebbero continuarla oppure hanno scelto un’altra strada?
14/06/2026
SONO GIORGIA…E MI SENTO PRIGIONIERA…
di un sistema Italia inquisitorio, persecutorio e
denigrante dal quale vorrei EVADERE.
Ho aperto la mia attività perché volevo essere libera.
Libera di costruire il mio futuro.
Libera di lavorare s**o e raccogliere i frutti del mio impegno.
Libera di decidere del mio tempo e della mia vita.
Oggi, invece sono Prigioniera.
Prigioniera di scadenze.
Prigioniera della burocrazia.
Prigioniera di regole che cambiano continuamente.
Prigioniera di un sistema che sembra nato per complicare ciò che dovrebbe essere semplice.
Prigioniera del pregiudizio dei politici, della classe dirigente statale e sindacale.
Passo più tempo a gestire adempimenti che a far crescere la mia attività.
Più tempo a preoccuparmi che a progettare.
Più tempo a difendermi che a lavorare.
Più tempo a difendermi dal pregiudizio culturale che,
chi si mette in proprio deve subire perché viene guardato e ascoltato con diffidenza.
Come se Noi Autonomi e Partite Iva (Vera economia reale) fossimo un problema.
Come se fossimo COLPEVOLI fino a prova contraria.
Eppure siamo Noi a produrre il PRODOTTO INTERNO LORDO (PIL) che fa dell’Italia la SETTIMA POTENZA MONDIALE.
Eppure siamo noi che apriamo le serrande, non solo in senso metaforico.
Siamo noi che rischiamo tutto in prima persona.
Siamo noi che investiamo i ns capitali
Siamo noi che creiamo lavoro e ricchezza per Noi e per altri.
Si, cari Autonomi e Partite Iva, mi chiamo Giorgia,
come la ns presidente del consiglio che ho votato,
ma solo adesso capisco che non può capirci, se non ha mai lavorato in proprio.
Se non ha mai avuto la Partita iva.
E allora mi chiedo e chiedo a Voi:
“in un Paese che rende così difficile fare attività produttiva,
quanti giovani avranno ancora il coraggio di provarci?”
12/06/2026
Siamo quasi 5 milioni di autonomi e partite IVA in Italia.
Se fossimo un partito, saremmo il primo partito d’Italia e
Faremmo sicuramente meglio dei partiti di oggi che ci hanno deluso e tradito.
Tutti bravi a promettere prima delle elezioni,
e quando sono li con i ns voti si dimenticano e non sanno ne’ come difenderci ne’ come rappresentarci.
In pratica,
Ad oggi nessuno ci rappresenta davvero.
E’ ORA DI CAMBIARE …
Scrivi nei commenti da quanti anni hai la partita IVA.
12/06/2026
MIO FIGLIO NON TORNERÀ PIÙ
Quando è partito mi ha detto:
“Papà, vado all’estero per fare un’esperienza.”
Anch’io pensavo che sarebbe tornato.
Dopo qualche mese mi ha richiamato.
Ha trovato un lavoro.
Uno stipendio dignitoso.
Meno tasse.
Meno burocrazia.
Più rispetto.
Poi mi ha detto una frase che non dimenticherò mai:
“Papà, qui riesco a fare progetti. In Italia sopravvivevo.”
E in quel momento ho capito.
Non stavo perdendo mio figlio.
L’Italia stava perdendo un altro giovane.
Un altro talento.
Un altro lavoratore.
Un altro futuro.
Noi autonomi e partite IVA lo vediamo ogni giorno.
Lavoriamo sempre di più.
Paghiamo sempre di più.
E intanto i nostri figli preparano le valigie.
11/06/2026
MIO FIGLIO NON VUOLE PROSEGUIRE
LA MIA ATTIVITÀ:
“Papà non voglio finire come te”
Il sogno di ogni padre era lasciare qualcosa ai figli.
Un negozio.
Un’officina.
Uno studio.
Un’impresa costruita con anni di sacrifici.
Oggi molti figli in ITALIA, come il mio, non vogliono più.
E forse non hanno tutti i torti.
Vedono Noi genitori lavorare sabati, domeniche e festivi.
Vedono tasse, contributi, burocrazia e controlli tutto esasperato.
Vedono preoccupazioni che non finiscono mai.
E allora scelgono un’altra strada.
Oppure scelgono un altro Paese.
Mi domando continuamente:
stiamo perdendo i nostri figli o stiamo perdendo il futuro delle nostre attività?
10/06/2026
QUANTI FIGLI DOBBIAMO PERDERE ANCORA?
Una volta i genitori dicevano:
“Studia, impegnati e costruirai il tuo futuro in Italia.”
Oggi dicono:
“Studia, impara le lingue e vattene il prima possibile.”
Non perché non amino l’Italia.
Perché amano i loro figli.
Ogni anno migliaia di giovani preparati partono.
Molti non tornano più.
E dietro ogni partenza c’è una famiglia che resta.
Una tavola con un posto vuoto.
Un compleanno in videochiamata.
Un nipote che crescerà lontano.
Non stiamo perdendo solo lavoratori.
Stiamo perdendo il futuro.
E quando un Paese costringe i suoi giovani a cercare altrove ciò che non trovano a casa, dovrebbe fermarsi a riflettere.
09/06/2026
MIO FIGLIO NON È PARTITO. È STATO COSTRETTO A PARTIRE.
Ieri mio figlio mi ha detto:
“Papà, all’estero sto bene. Non tornerò.”
Non ho risposto subito.
Perché un padre vorrebbe vedere i propri figli costruire il loro futuro.
Ma lo vorrebbe vicino.
Oggi non perdiamo solo aziende.
Non perdiamo solo negozi.
Non perdiamo solo autonomi e partite IVA.
Perdiamo i nostri figli.
Li cresciamo.
Li manteniamo.
Li facciamo studiare.
E poi li salutiamo in aeroporto.
Perché altrove trovano quello che qui non riescono più a trovare.
Quando un giovane lascia il proprio Paese non è una statistica.
È una sconfitta.
Per la famiglia.
Per l’economia
Per l’Italia
08/06/2026
MIO FIGLIO MI HA FATTO UNA DOMANDA.
NON HO SAPUTO RISPONDERE.
L’altra sera mi ha guardato e mi ha detto:
“Ma tu sei felice?”
Non mi ha chiesto se guadagno.
Non mi ha chiesto se l’azienda va bene.
Non mi ha chiesto quanti clienti ho.
Mi ha chiesto se sono felice.
E per qualche secondo sono rimasto in silenzio.
Perché ho passato una vita a costruire.
A lavorare.
A correre.
A risolvere problemi.
Ma nessuno mi aveva mai chiesto il conto.
Non quello economico.
Quello umano.
Quello che paghi con il tempo.
Con il sonno.
Con le preoccupazioni.
Con gli anni che passano.
Forse molti autonomi e partite IVA capiranno quello che sto dicendo.
A volte il problema non è lavorare tanto.
È accorgersi che la vita sta passando troppo in fretta.
08/06/2026
NON VOGLIO DIVENTARE PIÙ RICCO.
VOGLIO TORNARE A VIVERE.