16/06/2026
⚡ Anche a Genova arriva Elettriche, il laboratorio dal basso di Volt Italia sulle identità europeiste e transfemministe!
Sabato 20 giugno, alle 15:30, al Mentelocale di Palazzo Rosso, apriamo uno spazio pubblico di ascolto, confronto e costruzione politica su diritti, genere, inclusione e rappresentanza.
Non sarà un panel calato dall’alto, ma un tavolo orizzontale per partire da esperienze, bisogni e competenze del territorio e trasformarli in proposte concrete di policy!
Con Rita Bruzzone, Assessora alle Politiche di genere del Comune di Genova; Chiara Nardini, psicologa e Presidente di Edusex; Laura Sicignano, regista e Consigliera del Comune di Genova; Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa; Alessia Ruta, Consigliera di Volt Italia.
📍 Genova, Palazzo Rosso
🗓️ 20 giugno 2026, ore 15:30
🎟️ La registrazione è gratuita: iscriviti a questo link ⬇️
https://actionnetwork.org/events/elettriche-genova
15/06/2026
Da Bratislava si apre una nuova fase per Volt Europa!
Congratulazioni a Inês Bravo Figueiredo e Sven Franck per l’elezione alla copresidenza europea: buon lavoro nella costruzione dell’Unione Europea federale, democratica e progressista che vogliamo!
Un grazie enorme alla copresidenza uscente, Francesca Romana D’Antuono e Mels Klabbers, per aver rafforzato Volt Europa e accompagnato il nostro movimento in anni decisivi!
Ad maiora⚡💜
14/06/2026
Il 14 giugno 1985 cinque Stati firmavano l’Accordo di Schengen.
Quarantuno anni dopo, quella promessa europea va difesa con forza.
Schengen non è solo un trattato: è la possibilità concreta di muoversi senza frontiere interne, studiare, lavorare, viaggiare e costruire legami nell’Unione Europea senza doversi fermare a ogni confine.
Eppure, dal 2006 a oggi, la Commissione europea ha registrato 495 notifiche di reintroduzione dei controlli alle frontiere interne. Misure “temporanee”, almeno sulla carta. Ma quando il temporaneo si ripete continuamente, rischia di diventare la normalità.
Per Volt è inaccettabile.
I controlli interni devono restare una misura davvero eccezionale, proporzionata e limitata nel tempo: non possono diventare la risposta automatica a ogni crisi, paura o calcolo elettorale.
Difendere Schengen significa difendere una delle libertà europee più concrete, e Volt si opporrà sempre a ogni tentativo di svuotarla.
14/06/2026
C’è anche un po’ d’Italia nel nuovo Board di Volt Europa: Alberto Spatola è stato eletto Tesoriere all’Assemblea Generale di Bratislava! 🇮🇹🇪🇺
Congratulazioni Alberto, buon lavoro! ⚡️💜
14/06/2026
Il 14 giugno non è una data qualunque nella memoria europea.
Nel 1940, da Tarnów, arrivò ad Auschwitz il primo trasporto di prigionieri polacchi deportati dai nazisti. Nel 1941, un anno dopo, il regime sovietico avviò le deportazioni di massa dagli Stati baltici: Estonia, Lettonia e Lituania. Migliaia di persone furono strappate alle proprie case e mandate verso Siberia e Kazakistan.
Storie diverse, responsabilità diverse, contesti diversi. Ma una stessa verità politica: ogni totalitarismo comincia quando una persona smette di essere persona e diventa categoria, nemico, numero, materiale da rimuovere.
Ricordare Auschwitz e le deportazioni sovietiche nei Baltici non significa restare nel passato. Significa riconoscere ancora oggi il linguaggio della disumanizzazione: gli slogan sulla “remigrazione”, la nostalgia autoritaria, l’idea che i diritti siano concessioni revocabili.
L’Unione Europea nasce anche da questo rifiuto: mai più deportazioni di massa, mai più guerre di conquista, mai più libertà cancellate.
13/06/2026
Ieri SpaceX ha debuttato al Nasdaq con la più grande quotazione in borsa della storia: 75 miliardi di dollari raccolti, valutazione iniziale da 1.770 miliardi e Elon Musk diventato la prima persona con un patrimonio stimato superiore ai 1.000 miliardi di dollari.
Una ricchezza vicina all’intero PIL annuale della Polonia.
Non è un primato da celebrare: è una radiografia del fallimento sistemico della regolamentazione fiscale globale.
Secondo l’Osservatorio fiscale europeo, lo 0,1% più ricco d’Europa possedeva circa l’8,5% della ricchezza europea nel 1985 e circa l’11% nel 2025: quasi quattro volte la ricchezza del 50% più povero.
Eppure i grandi patrimoni pagano spesso aliquote effettive inferiori alla media dei contribuenti, grazie a società di partecipazione, utili non distribuiti e patrimoni difficili da intercettare.
Un’imposta minima europea del 2% sugli ultra-ricchi con patrimoni superiori a 100 milioni di euro genererebbe 67 miliardi l’anno.
Al 3%, salirebbe a 121 miliardi: quasi metà del fabbisogno europeo stimato per la difesa.
Ad aprile 2026 la Commissione Europea ha pubblicato uno studio ampio sulla tassazione patrimoniale: il quadro quindi c’è. Manca la volontà politica di usarlo.
E il problema non è solo la ricchezza di Musk.
È il potere che ci costruisce sopra: non eletto, non controllato, ma capace di condizionare infrastrutture, informazione e democrazie intere.
L’Unione Europea deve scegliere: restare dipendente dagli oligarchi tecnologici o costruire la propria sovranità democratica. E deve scegliere in fretta.
11/06/2026
Il Financial Times rivela che Francia, Germania e altri governi valutano di rimettere mano al SEAE, il servizio diplomatico dell’Unione Europea nato 15 anni fa: tra le ipotesi ci sarebbero anche la riduzione dei poteri dell’Alta rappresentante Kaja Kallas e la redistribuzione del budget annuale da circa 1 miliardo di euro tra Commissione e governi nazionali.
La diagnosi ha una sua logica: troppi veti, troppa lentezza, troppa frammentazione su dossier che non ammettono esitazioni, dall’Ucraina ai rapporti con Cina e Stati Uniti d'America.
Ma la risposta non può essere tornare indietro.
Rendere la diplomazia europea più efficace non può voler dire smontarla pezzo per pezzo e riportarla nelle mani dei governi nazionali. Significa piuttosto darle più strumenti, più mandato, più legittimità democratica.
Serve un vero Ministro degli Esteri europeo, non ventisette ministri che si coordinerebbero pure peggio di quanto facciano ora.
Chi vuole un’Unione Europea capace di contare nel mondo non può accettare questa retromarcia.
Riformare sì. Tornare ai governi nazionali no.