22/06/2026
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Eccoci alla settima sfida del social contest dedicato alle lucerne!
Quale lampada antica delle nostre collezioni vi piace di più?
Questa settimana si sfidano due lucerne dove appaiono dei rami di palma.
Numero 1- 𝐋𝐮𝐜𝐞𝐫𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐫𝐨𝐜𝐞 𝐥𝐚𝐭𝐢𝐧𝐚
Questa lampada ha circa 1600 anni e un diametro di 5 cm. Nel disco, cioè la parte centrale, spicca una croce latina. Lungo i bordi laterali si vedono due palme.
La croce su una lampada paleocristiana come questa assume un significato simbolico poiché unisce la funzione pratica dell'oggetto a quella spirituale: la lampada stessa rappresenta la luce della fede, la vittoria della vita sulla morte, la sconfitta delle tenebre da parte di Cristo e la necessità di vigilanza e preghiera.
📸Lucerna con croce latina, Atlante, argilla, quarto-quinto secolo, collezione Zulian, inv. VE30.
Numero 2- 𝐋𝐮𝐜𝐞𝐫𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐚𝐥𝐦𝐞
Questa lampada ha 1900 anni e un diametro di 7 cm. La parte centrale, definita da due solchi, è decorata con due foglie di palma incurvate.
In questo caso le palme non si rifanno al simbolismo religioso cristiano ma indicano vittoria, trionfo e successo e sono, in generale, simboli beneauguranti.
📸Lucerna romana con palme, Loeschcke VIII L2, argilla, primo- secondo secolo, collezione Zulian, inv. T39.
Quale preferite? Scrivetelo nei commenti 🙂
P.S. Per saperne di più sulle palme nel mondo greco-romano vi suggeriamo di seguire la nostra rubrica settimanale !
21/06/2026
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Ecco la lucerna che ha ricevuto meno preferenze e abbandona il social contest.
Stiamo parlando della lucerna con due mimi.
Questa lampada di 1900 anni fa ha un diametro di 7 cm. Nel disco, cioè la zona centrale, si vedono due figure umane maschili. Sono in piedi e indossano una veste corta.
Chi sono? 🧐
Sono due mimi: quello di sinistra tiene le braccia incrociate sul petto e la testa inclinata; quello di destra ha un braccio alzato (forse regge un oggetto) e l’altro sul petto, guarda il compagno e si sporge verso di lui.
Quest'opera proviene quasi certamente dalle necropoli romane di Jadera (l’attuale Zara, in Croazia) o Aenona (Nona, città a 15 km a nord di Zara).
Come mai si trova nel nostro museo?
Dovete sapere che Zara e il suo territorio, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dipendevano per la tutela dei beni archeologici dalla Soprintendenza alle Antichità delle Marche, degli Abruzzi e di Zara. Durante la guerra una parte delle opere del Museo di San Donato di Zara venne trasferito a Venezia per motivi di sicurezza e il 15 settembre 1961 venne firmato un accordo che formalizzava la cessione di tali reperti alla Repubblica Italiana.
📸 Lucerna a volute con mimi, Loeschcke IV, argilla, primo secolo, collezione di San Donato di Zara (Croazia), inv. T 207.
A domani con un nuovo sondaggio 🙂
21/06/2026
Buona festa della musica ⬇️
20/06/2026
Benvenuti al sesto appuntamento con l'almanacco del MAV! 🙂
Oggi, 20 giugno, ricorre la battaglia dei Campi Catalaunici, l'ultima grande vittoria di Roma, ottenuta contro una coalizione guidata dagli Unni di Attila nel 451.
Lo scontro si consumò nell'attuale territorio francese, mentre la sua denominazione deriva dalla tribù dei Catalauni, stanziata all'epoca nella Gallia Belgica. La battaglia fu caratterizzata dalla massiccia presenza di truppe germaniche in entrambi gli schieramenti.
Flavio Ezio, magister militum dell'Imperatore Valentiniano III, riuscì dell'impresa di sconfiggere Attila e di impedire i suoi piani di conquista a ovest del Reno. Secondo le fonti tra le cause della guerra c'era anche il desiderio del Re unno (forse ricambiato?) di sposare Onoria, sorella di Valentiniano.
Proprio a questo imperatore è legato uno dei pezzi più importanti del nostro museo. Si tratta della Capsella di Samagher, un reliquiario realizzato in avorio nel quinto secolo e ritrovato nel 1906 tra le rovine della chiesa di Sant'Ermagora, a Samagher di Pola (oggi in Croazia).
Il suo prezioso apparato iconografico, celebrativo della cristianità e della famiglia regnante, lascia intendere che la capsella fosse stata commissionata dal Papato come dono a Valentiniano. Sulla facciata sinistra (la vedete nell'immagine) l'imperatore è proprio il bambino al centro della scena, in braccio alla madre Galla Placidia.
📷 Capsella di Samagher, avorio, quinto secolo d.C
20/06/2026
𝗔𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗿𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗴𝗿𝗶𝗽𝗽𝗮
𝗟𝘂𝗻𝗲𝗱𝗶̀ 𝟮𝟮 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 il cortile storico del 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗩𝗲𝗻𝗲𝘇𝗶𝗮 sarà eccezionalmente aperto dalle ore 10 alle ore 14 con un biglietto speciale a 5 euro, fatte salve eventuali agevolazioni e gratuità.
L'ingresso al cortile, con prenotazione telefonica allo 041 2997602, permetterà anche l'accesso al Museo archeologico nazionale di Venezia e alle sale monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana.
I biglietti per l'apertura straordinaria del lunedì sono acquistabili solo tramite app Museitaliani.
🏛️Museo archeologico nazionale di Venezia
📍 Piazzetta San Marco 17
📅Lunedì 22 giugno, ore 10-14
ℹ️ Biglietto intero: 5 euro/biglietto ridotto (cittadini europei 18- 25 anni): 2 euro/gratuità: aventi diritto
𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼: https://archeologicovenezia.cultura.gov.it/visita/biglietti/
Per acquisto:
https://portale.museiitaliani.it/b2c/buyTicketless/78a692ae-8fd2-4d61-818b-3a6eec10ad6e
(biglietto Apertura straordinaria del Lunedì)
📞 Prenotazione allo 0412997602
Ministero della Cultura museitaliani
18/06/2026
𝐒𝐩𝐨𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨𝐜𝐢 𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐢!
Vi siete mai chiesti come gli antichi Greci costruissero i loro vasi?
Lo potrete scoprire 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟐𝟕 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨, alle 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟏, al Museo archeologico nazionale di Venezia. Il laboratorio, della durata di un'ora, insegnerà ai bambini la tecnica del colombino e i partecipanti potranno creare un loro vaso personalizzato in argilla.
Il laboratorio è pensato per 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐚𝐢 𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐬𝐮, è 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐨 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨.
Si richiede la presenza di almeno un adulto per nucleo familiare.
🏛Museo archeologico nazionale di Venezia
📍Piazzetta San Marco 17
📅 Sabato 27 giugno, ore 11
ℹBiglietto intero: 8 euro/Biglietto ridotto (18- 25 anni): 2 euro/Biglietto gratuito: minori di 18 anni, abbonati e aventi diritto
Maggiori info: https://archeologicovenezia.cultura.gov.it/visita/biglietti/
📞𝐏𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 allo 𝟎𝟒𝟏 𝟐𝟗𝟗𝟕𝟔𝟎𝟐. Posti limitati.
17/06/2026
MA COSA TI METTI IN TESTA?
Il 𝑘𝑎𝑙𝑎𝑡ℎ𝑜𝑠 era un canestro di vimini o di canne, talvolta anche di metallo o terracotta, stretto alla base e largo in cima. Questo cesto veniva usato per riporre materiali – raccolto, formaggio, uva della vendemmia – connessi con attività considerate esclusivamente femminili. Per questo motivo diventa simbolo del lavoro delle donne e del gineceo.
I 𝑘𝑎𝑙𝑎𝑡ℎ𝑜𝑖 (plurale) venivano usti anche durante i sacrifici, dai sacerdoti e dalle sacerdotesse, per le offerte agli dei, pertanto assunse significato religioso diventando anche parte dell’abbigliamento di chi officiava le cerimonie. I copricapi potevano essere decorati e ornati da materiali preziosi.
Il 𝑘𝑎𝑙𝑎𝑡ℎ𝑜𝑠 diventa presto un attributo di divinità e creature mitologiche femminili. Le Cariaridi, che sorreggevano le architravi dei templi, lo indossavano cosicché diventasse oltre ad un ornamento, anche un capitello, con funzione strutturale.
L’oggetto che vedete nell’immagine si chiama 𝐻𝑒𝑘𝑎𝑡𝑒𝑖𝑜𝑛 (o ecateo), una scultura che veniva collocata in corrispondenza degli incroci delle strade, per proteggere chi vi passava, soprattutto di notte. Il suo nome deriva dalla dea Ecate, protettrice delle arti magiche, dei viandanti, connessione tra gli spiriti dei defunti e le loro case, grazie alla capacità della dea di viaggiare nell’aldilà. In questi particolari oggetti Ecate veniva rappresentata tre volte, mentre rivolge lo sguardo in tre direzioni distinte. Sotto le tre teste si trovano invece le Grazie danzanti, rappresentate a figura intera mentre fanno una sorta di girotondo.
Due delle Grazie conservano sul capo proprio un alto 𝑘𝑎𝑙𝑎𝑡ℎ𝑜𝑠, in parte coperto da un mantello che scende sulle spalle.
📷 Hecateion, marmo greco, fine II sec. a.C, Museo archeologico nazionale di Venezia
15/06/2026
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Eccoci alla sesta sfida del social contest dedicato alle lucerne!
Quale lampada antica delle nostre collezioni vi piace di più?
Questa settimana si sfidano lucerne con decorazioni di mestieri.
Numero 1- 𝐋𝐮𝐜𝐞𝐫𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐦𝐢𝐦𝐢
Questa lampada di 1900 anni fa ha un diametro di 7 cm. Nel disco, cioè la zona centrale, si vedono due figure umane maschili. Sono in piedi e indossano una veste corta. Sono due mimi: quello di sinistra tiene le braccia incrociate sul petto e la testa inclinata; quello di destra ha un braccio alzato (forse regge un oggetto) e l’altro sul petto, guarda il compagno e si sporge verso di lui
Proviene quasi certamente dalle necropoli romane di Jadera (l’attuale Zara, in Croazia) o Aenona (Nona, città a 15 km a nord di Zara).
📸Lucerna a volute con mimi, Loeschcke IV, argilla, primo secolo, collezione di San Donato di Zara (Croazia), inv. T 207.
Numero 2- 𝐋𝐮𝐜𝐞𝐫𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐬𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢
Questa lampada di 1800 anni fa ha un diametro di 9 cm. La zona centrale è decorata con una scena marina: due pescatori sono ritratti, uno seduto su una roccia e uno con la rete, davanti a un porto. Secondo alcuni studiosi, il porto sullo sfondo potrebbe essere quello di Cartagine.
La lucerna è stata realizzata in Africa.
📸Lucerna a volute con pescatori, Deneave XA, argilla, secondo- terzo secolo, deposito Correr, inv. 751 Correr.
Quale preferite? 🙂