06/09/2026
Sabato 13 e domenica 14 giugno vi aspettiamo a Reggio Emilia, Chiostro della Ghiara, per l'edizione 2026 del Politicamp. Due giorni di incontri, dibattiti, spettacoli, per un governo che non lasci indietro nessunə.
Sabato sera alle 21.45 avremo con noi Celeste Siciliano, stand-up comedian e attivista LGBTQ+, con "She Guevara. Q***r comedy". Non mancate! Introduce Diletta Nuzzo, Possibile Sicilia.
Il Politicamp si terrà da sabato mattina alle 10.00, fino alle 22.30. E poi domenica mattina dalle 10.00 alle 14.00. Il programma completo nei commenti.
Le famiglie sono benvenute, all'interno del Camp sarà presente uno spazio per bambine e bambini.
Costruiamo insieme l'alternativa possibile.
06/07/2026
Sabato 13 e domenica 14 giugno vi aspettiamo a Reggio Emilia, Chiostro della Ghiara, per l'edizione 2026 del Politicamp. Due giorni di incontri, dibattiti, spettacoli, per un governo che non lasci indietro nessunə.
Alle 21.00 di sabato 13 giugno sarà con noi Mariano Gallo in arte Priscilla, per "Q***rness senza confini"! Non mancate!
Il Politicamp si terrà da sabato mattina alle 10.00, fino alle 22.30. E poi domenica mattina dalle 10.00 alle 14.00. Il programma completo nei commenti.
Le famiglie sono benvenute, all'interno del Camp sarà presente uno spazio per bambine e bambini.
Costruiamo insieme l'alternativa possibile.
06/06/2026
Il senatore Menia ha dato una risposta a tutti quelli che si chiedono perché organizziamo i Pride e perché chiediamo una legge contro l'omolesbitransfobia.
Che un senatore della Repubblica si senta autorizzato ad aggredire due persone in pubblico al punto che un collega e del personale dell'aeroporto debbano intervenire è inaccettabile.
Che continui a giustificare il suo comportamento con la "buona educazione" è la più trita retorica omofoba.
Invece, Menia dovrebbe scusarsi e dimettersi: in quale paese un parlamentare (guarda caso dello stesso partito della Presidente del Consiglio) che insulta una coppia in un luogo pubblico resterebbe al suo posto come se niente fosse?
Siccome sappiamo già che Menia non andrà incontro a nessuna conseguenza, intanto da parte nostra gli possiamo assicurare che il suo invito a nasconderci dietro le porte chiuse è rispedito al mittente: con il Pride Month celebriamo la forza rivoluzionaria della visibilità, e non ce la faremo portare via.
Francesca Druetti
Gianmarco Capogna
06/01/2026
È iniziato il . La visibilità è rivoluzione.
05/04/2026
Nell’ultimo anno, Udine ha compiuto passi concreti e significativi nella costruzione di una rete di tutela e accoglienza per le persone LGBTQIA+. Un percorso avviato da Arcigay Udine Fûr!, in rete con le realtà del territorio e con il supporto dell’Amministrazione comunale, che ha ora il suo tassello più importante: l’apertura di Casa Carra.
Tutto ha preso avvio il 27 giugno scorso con l’inaugurazione del CAD Carra, il primo Centro Antidiscriminazione della città dedicato alla tutela delle persone LGBTQIA+. Dal 1° dicembre, Giornata Mondiale contro l’AIDS, è diventato attivo presso il CAD l’Udine Checkpoint, servizio community based di supporto alla salute sessuale. Oggi, con Casa Carrà, si aggiunge il tassello dell’accoglienza abitativa: un appartamento a indirizzo riservato con due posti letto, realizzato nell’ambito del progetto europeo POWER (Promoting Organisations Empowerment Women’s Rights) grazie alla collaborazione con il Centro Balducci, destinato a persone LGBTQIA+ in grave emergenza a causa di violenze, maltrattamenti o discriminazioni sistemiche. Non solo un tetto, ma un percorso strutturato verso l’autonomia, sostenuto da un’équipe multidisciplinare — legale, psicologica, sanitaria, educativa, sociale — e da una rete capace di rispondere a bisogni complessi e troppo spesso invisibili.
Con Casa Carra, il Friuli Venezia Giulia ritrova un presidio di protezione specializzata che mancava dal 2023, quando aveva chiuso Villa Carrà: fino ad oggi, chi si trovava in condizioni di emergenza era costretto a cercare strutture a oltre 160 chilometri di distanza.
«Casa Carra è la dimostrazione concreta di cosa significhi fare politica pubblica con le comunità e non sulle comunità. Quando un’istituzione sceglie di stare al fianco dell’associazionismo LGBTQIA+, di co-costruire risposte strutturate invece di lasciare sole le persone di fronte alla violenza e alla discriminazione, produce risultati che cambiano davvero le vite. Udine lo ha fatto: con il CAD Carra, con l’Udine Checkpoint, e oggi con Casa Carra — un presidio di libertà e autodeterminazione che colma un vuoto rimasto aperto per tre anni in tutto il Friuli Venezia Giulia. In un paese in cui il governo nazionale taglia i fondi alle politiche antiviolenza, nega i diritti delle famiglie arcobaleno e lascia le persone trans* senza tutele adeguate, questo modello di rete territoriale non è solo una buona pratica: è una risposta politica. Possibile guarda a Udine come a un esempio da replicare e da difendere.»
Gianmarco Capogna, Coordinatore del Comitato Scientifico di Possibile, Portavoce Possibile LGBTI+
«È sempre una buona notizia quando la città si arricchisce di un nuovo servizio, in particolare se destinato alle persone più vulnerabili. L’Amministrazione comunale ha sostenuto questo percorso fin dall’apertura del CAD e dell’Udine Checkpoint, fino alla nascita di Casa Carra: un’iniziativa unica sul territorio, che testimonia l’impegno di tutta la comunità contro ogni forma di violenza discriminatoria. Questo lavoro richiede approccio integrato, multidisciplinarità e altissima specializzazione — anni di formazione e presenza sul territorio. Il Comune è e resterà al fianco di chi lavora ogni giorno per rendere Udine più accogliente.»
Arianna Facchini, Assessora del Comune di Udine a Demografica e statistica, Politiche giovanili, Pari opportunità, Bilancio di sostenibilità
05/04/2026
Non esistono esseri umani di serie B.
Vogliamo un Paese che garantisca parità di trattamento e di diritti a tutte e tutti, senza distinzioni.
Vuoi aiutarci devolvi il 2x1000 a Possibile col codice S36.
02/24/2026
"Riposerò in pace solo quando le persone trans non saranno trattate come sono stata trattata io e verranno considerate esseri umani.
La mia morte deve significare qualcosa.
Cambiate la società".
L'ultimo messaggio di , ragazza trans morta suicida il 2014, che ricordiamo oggi.
Dopo aver fatto coming out, venne costretta dalla sua famiglia a lasciare la scuola e a frequentare incontri di riorientamento sessuale dove la invitavano a "farsi aiutare da Dio".
Una petizione per vietare le terapie di conversione in tutti gli Stati Uniti - la Legge di Leelah - raccolse centinaia di migliaia di firme, ricevendo anche l’appoggio del Presidente Obama. A dieci anni di distanza però, negli USA le sono ancora legali in troppi stati. E non sono vietate nemmeno in Italia, nonostante l'impegno e le battaglie delle associazioni per i diritti LGBTQIA+.
La strada è ancora lunga, negli USA come nel resto del mondo, ma il ricordo e le parole di Leelah continueranno a ispirarci in questa battaglia.
, per Leelah e per tutt3.
02/24/2026
Quello che è accaduto a Doha a una cittadina italiana trans è uno schiaffo politico. Uno di quelli che fanno male perché mostrano quanto valgano le persone quando la loro esistenza disturba equilibri di potere, interessi economici e ipocrisie diplomatiche.
Una donna italiana è stata fermata, umiliata, perquisita in modo degradante, interrogata sul proprio corpo e sulla propria identità, fotografata contro la sua volontà e infine rimpatriata senza spiegazioni. Non per ciò che ha fatto, ma per ciò che è.
Il silenzio delle istituzioni italiane è stato assordante e pesa come una complicità. Perché quando una cittadina italiana subisce un trattamento del genere all’estero, il dovere dello Stato è pretendere rispetto, non abbassare lo sguardo per non disturbare partner strategici, fornitori di gas o alleati di comodo. Perché i diritti umani non sono una clausola opzionale delle relazioni internazionali.
C’è un altro elemento che rende questa vicenda ancora più inquietante. Quando l’associazione Libellula ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente l’accaduto, rompendo il muro dell’indifferenza, è stata vittima di attacchi, insulti e delegittimazione, frutto di un clima politico e culturale avvelenato. Attacchi non solo contro di loro, ma contro l’idea stessa che difendere una persona trans sia un atto legittimo. A Libellula va la nostra piena, totale solidarietà.
Difendere le persone trans oggi non è una battaglia di nicchia. È una linea di confine democratica. Dove vengono colpite le persone trans, lì arretrano tutte le libertà. Lì si normalizza l’idea che lo Stato possa decidere quali corpi sono legittimi e quali no, quali vite meritano protezione e quali possono essere sacrificate.
Non accettiamo che la dignità venga barattata, che il silenzio diventi regola, che chi denuncia venga attaccato. Stiamo dalla parte di chi subisce, di chi resiste, di chi alza la voce. Stiamo dalla parte di Libellula. Stiamo dalla parte delle persone trans. Stiamo dalla parte dei diritti, senza ambiguità e senza paura.
Perché i diritti non si negoziano. E la dignità non si rimpatria.
Francesca Druetti
Gianmarco Capogna
02/24/2026
Dagli Stati Uniti arriva un segnale di allarme che non può essere ignorato. L’Istituto Lemkin, ONG internazionale impegnata nella prevenzione dei genocidi, ha recentemente pubblicato uno studio che invita a leggere con estrema attenzione le politiche adottate dall’amministrazione Trump nei confronti delle persone trans*, non binarie e intersex. Secondo l’Istituto, e secondo autorevoli studiosi della materia, tra cui due ex presidenti dell’Associazione Internazionale degli Studiosi del Genocidio, tali politiche presentano caratteristiche riconducibili alle fasi iniziali dei processi di persecuzione sistematica che, in diversi contesti storici del Novecento, hanno preceduto crimini di massa e stermini di intere comunità.
La letteratura comparata sul genocidio mostra con chiarezza come questi processi non abbiano inizio con l’eliminazione fisica, ma con la costruzione istituzionale dell’alterità: la definizione di un gruppo come deviante, pericoloso o incompatibile con l’ordine sociale; la progressiva erosione dei suoi diritti; la normalizzazione della discriminazione attraverso atti amministrativi, legislativi e retorici. Dinamiche analoghe sono state osservate nei regimi totalitari europei del secolo scorso, così come in altri contesti segnati da politiche di esclusione radicale e disumanizzazione collettiva.
In questo quadro si collocano le politiche di persecuzione delle persone transgender, non binarie e intersex, che l’Istituto Lemkin individua come un preambolo a forme più estreme di violenza. Emblematica è la normativa che obbliga le persone trans* a utilizzare i servizi igienici in base al sesso assegnato alla nascita: una misura che non può essere considerata simbolica o marginale, ma che contribuisce a legittimare socialmente il controllo dei corpi e l’esposizione forzata nello spazio pubblico.
La dottoressa Elisa von Joeden-Forgey sottolinea come la combinazione di paura, propaganda e retoriche d’odio promosse o tollerate da apparati politico-statali costituisca il terreno su cui attecchiscono le forme più estreme di violenza. È uno schema ricorrente nella storia dei genocidi: prima l’isolamento simbolico, poi l’esclusione giuridica, infine la violenza aperta. I dati che ci arrivano confermano la gravità di questo contesto, mostrando un aumento delle difficoltà nel fare coming out e un incremento dei tassi di suicidio all’interno della comunità, segnali inequivocabili di una pressione sistemica che colpisce direttamente la vita delle persone.
Trump sta utilizzando i corpi delle persone migranti e di quelle trans*, non binarie e intersex come strumenti politici, contribuendo ad anestetizzare l’opinione pubblica rispetto alla violenza strutturale tipica dei regimi autoritari. È una strategia già vista nella storia, in cui la normalizzazione dell’abuso e dell’esclusione prepara il terreno a forme sempre più radicali di disumanizzazione.
Per questo, ricordando le parole del pastore Martin Niemöller nel celebre sermone “Prima vennero…”, è nostro compito non voltarci mai dall’altra parte davanti alla violenza e alla sua normalizzazione. Non saremo mai in un mondo libero finché esisterà anche una sola persona oppressa per il suo credo, per il suo sesso, per la sua identità di genere, per la sua nazionalità o per il colore della sua pelle.
- Thomas Predieri, Vanessa Capretto, Gianmarco Capogna